Goldman Sachs, I pirati di Wall Street
La Goldman Sachs, la Great American Bubble Machine—la definizione è di Matt Taibbi di Rolling Stones—ha sfornato un’altra crisi finanziaria di dimensioni planetarie.
A finire nei suoi ingranaggi questa volta è stato il governo Greco. Nel 2000 le autorità finanziare di Atene gli avevano affidato il compito di far quadrare il bilancio pubblico del paese in vista dell’entrata nell’euro. In risposta la Goldman aveva organizzato una serie di transazioni valutarie, di swap in questo caso, che utilizzando un ingegnoso stratagemma finanziario trasformavano miliardi di debiti in miliardi di profitto ed esponevano la Grecia ad un crescente pericolo di inadempienza. Compenso? 300 milioni di dollari su un prestito iniziale di un miliardo.
Al centro della polemica ci sono i famosi derivati, strumenti attraverso i quali (nel caso greco), scambiando dei debiti sanitari denominati in dollari con altri denominati in euro le autorità elleniche avevano cancellato 2,7 miliardi di euro di passività dal loro bilancio riuscendo così a mantenere il paese al di sotto della soglia massima di disavanzo permessa dall’eurozona.
Ma sebbene stiano destando disdegno a livello internazionale, le azioni della Goldman non sono inusitate. Anzi affondano le radici nella storia delle maggiori crisi finaziarie internazionali.
Nel 1929 il Blue Ridge e lo Shenandoah Trust, due consorzi creati dalla Goldman, fallirono lasciando un buco (valore attuale) di 475 miliardi di dollari. Negli anni 90 la Goldman è al centro della bolla dell’alta tecnologia, questa volta con un tecnica definita del laddering: gli investitori comprano un numero di azioni di una azienda al di sotto del valore di mercato mentre si impegnano contemporaneamente ad acquistarne altre ad un valore più alto. La pratica, oggi illegale, permise non solo ai geni della Goldman di gonfiare il prezzo delle azioni ma anche di controllare l’andamento di gran parte delle OPA di quegli anni. Delle startup lanciate sul mercato dalla banca statunitense oltre il 90 per cento fallirono nel giro di pochi mesi—18 in media—contribuendo alla creazione di una voragine di 5 trilioni di dollari.
“Negli anni della bolla immobiliare la Goldman si distinse per la creatività con la quale sfornava nuovi strumenti finanziari, sopratutto CDO, che servivano non solo a fare di un solo fascio di mutui buoni e di subprime ma anche a frazionare il rischio distribuendolo tra investitori sparsi in tutto il mondo”, afferma Max Keiser, un popolare commentatore economico inglese, “Per tutelarsi poi contro i potenziali rischi dei suoi investimenti, la Goldman aveva comprato delle swap, aveva scommesso in pratica che sarebbero falliti, causando così la crisi della AIG, il gigante delle assicurazioni statunitensi”.
Un altro buco di 85 miliardi di dollari che fu sanato dal TARP, il programma di salvataggio delle banche lanciato dell’amminsitazione Bush all’indomani del fallimento della Lehman Brothers. Di quegli 85 miliardi la Goldman ne incassò 13.
“Adesso Bernanke minaccia di investigare, ma dal momento che non c’è stata una chiara violazione della legge è difficile che ne esca qualcosa, sopratutto considerando il fatto che la Goldman ha molti santi in paradiso”, nota Richie Bennett, influente bloggista economico USA.
Robert Rubin e Hank Paulson, due dei più influenti segretari del tesoro USA, sono passati dalla Goldman. Tim Geithner, il segretario attuale, ha lavorato per ambedue e (all’epoca era alla FED di New York) approvò il salvataggio della AIG, interpretato da molti come un operazione trasversale per pagare la Goldman. Il corrente presidente della FED di New York è un uomo della Goldman, come lo è pure Jon Corzine, ex governatore del New Jersey e sei volte senatore USA. Larry Summers, direttore del consiglio economico di Obama, invece dalla Goldman aveva ricevuto 135 mila dollari per una sola giornata di lavoro poche settimane prima dell’elezione del nuovo presidente. E la lista potrebbe diventare chilometrica.
“Non è una questione di legami politici”, afferma Brian Bethune, analista di Global Insight, “La Goldman è in grado di
personalizzare i contratti secondo le esigenze del cliente come nessun altro, e poi questa è l’ora degli speculatori finanziari, basta osservare i profitti che hanno realizzato dall’inizio della crisi”.
Nel caso della Goldman si parla di circa 45 miliardi di dollari nel solo 2009. Un ammontare che oltre a rappresentare un 103 per cento di crescita rispetto al 2008 segna anche il record storico del settore. E sebbene Lloyd Blankfein, il CEO della Goldman, avesse promesso che avrebbbe ridotto le gratifiche, l’anno scorso la banca americana ha distribuito oltre 16 miliardi di bonus, ovvero circa 600 mila dollari per ogni impiegato.
“Sono profitti realizzati al 70 per cento con il proprietary trading”, aggiunge Keiser, “Scommettendo cioè contro gli investimenti dei propri clienti o investendo in proprio in operazioni che anticipano quelle dei suoi clienti”.
Anche Phil Angelides, capo della Financial Crisis Inquiry Commission, ci trova da ridire. “La Goldman crea e vende titoli e poi ci scommette contro”, ha affermato Angelides, “E’ un’abitudine che torvo veramente sconcertante”.
Sebbene scettici molti—e tra questi c’è anche Bennett –sperano che nella sua riforma bancaria Obama troverà una maniera per porre fine a questo tipo di abusi.
“Difficile dire però se ci riuscirà davvero”, osserva Bennett, “Durante le presidenziali del 2008 Obama ha pur sempre ricevuto oltre 994 mila dollari di contributi dagli uomini della Goldman”.
















