Una rete cosmica: il futuro secondo il padre dell’internet
Intervista a Vinton Cerf

Figure 1. Panoramic view of the entire near-infrared sky reveals the distribution of galaxies beyond the Milky Way. The image is derived from the 2MASS Extended Source Catalog (XSC)--more than 1.5 million galaxies, and the Point Source Catalog (PSC)--nearly 0.5 billion Milky Way stars. The galaxies are color coded by "redshift" obtained from the UGC, CfA, Tully NBGC, LCRS, 2dF, 6dFGS, and SDSS surveys (and from various observations compiled by the NASA Extragalactic Database), or photo- metrically deduced from the K band (2.2 um). Blue are the nearest sources (z < 0.01); green are at moderate distances (0.01 < z < 0.04) and red are the most distant sources that 2MASS resolves (0.04 < z < 0.1). The map is projected with an equal area Aitoff in the Galactic system (Milky Way at center). A locator key is provided in Figure 2; a more detailed chart is given here. An animation that shows the cosmic web separated by sliced redshift is given here-animation (beware: this is 19MB in size).
Infobionica, Infogenetica, Internet interplanetaria, Case intelligenti che comunicano a distanza con i loro propietari, Automobili che si inseriscono in rete, Reti elettriche che decidono come, quando e dove trasmettere l’energia, Nuovi modi di fare ricerca scientifica e strumenti che comunicano l’un coll’altro e che ci fanno da valletti elettronici e, sopratutto, nel futuro non perderemo mai più niente perché collegandosi all’Internet gli oggetti saranno in grado di comunicare l’un coll’altro e quando samarriti, anche di telefonarci.
Nel futuro prospettato da Vinton Cerf, l’Internet non è tanto uno strumento per allargare i nostri orizzonti culturali e per fare lo shopping, e’ un medium per estendere la nostra percezione fisica. Per controllare l’ambiente che ci circonda e per comunicare con le macchine che lo sostengono e chissà, un domani che per adesso possiamo solo ipotizzare, l’Internet potrebbe anche espandere la nostra coscienza. Aiutandoci a conoscere ed interpretare il mondo che ci circonda.
Vinton Cerf uno è uno dei più geniali scienziati viventi. Disegnatore del protocollo DoD TCP/IP, quello che fa funzionare la rete, è considerato, con Robert E. Kahn, l’inventore dell’Internet. Tanto che se ne e’ ottavianamente gudaganato, vox populi, l’appellatvo di “Padre dell’Internet”.
Vicepresidente dal 2005 di Google, dove si fregia del titolo di Internet Evangelist, ha ricevuto la Medal of Freedom—l’onorificenza più alta conferita dal presidente statunitense ad un civile—e la US Medal of Technology.
Un passato al Darpa, svariati anni di insegnamento alla Staford University, una decina trascorsi da presidente dell’ICANN, il registro dei domini Internet, oggi Cerf è uno dei contendenti principali all’incarico di Chief Technology Officer degli USA, un dicastero che è stato appena creato dal presidente eletto Barak Obama. Lo abbiamo intervistato.
Alan Kay, uno dei padri dell’informatica, sostiene che il miglior modo di predire il futuro è quello di inventarlo, cosa sta inventando lei?
Sto lavorando alla prossima fase di sviluppo dell’Internet. Di una Internet che, più diffusa che mai, diventerà la linfa vitale delle comunicazioni umane. Un’internet alla quale si potrà accedere dappertutto, con e senza apparecchiature, e che porterà anche allo sviluppo di nuovi campi di ricerca come quello dell’infobionica e dell’infogentica. Due ambiti questi che sebbene si stiano appena sviluppando ma che prospettano l’apertura di nuovi orizzonti alla collaborazione tra l’umanita e l’ambiente. Ci offrono la possibilità di in maniera originale alcune delle piu’ diffuse disabilita’ contemporanee come la sordita’, la cecita’ e il mutismo. Nel futuro, nel giro dei prossimi 10 anni, l’internet diventera’ l’interfaccia tra le protesi artificiali dialcuni disabili e dei siti web che li aiuteranno a parlare, a leggere e a sentire. Quando si viene poi al campo della genetica, l’informatica sta già cambiando radicalmente la maniera in cui ci accostiamo alla prevenzione e al trattamento delle malattie ereditarie. E non è tutto. l’Internet viene anche usata per sperimentare virtualmente nuovi modelli biongegneristici. Craig Venter è uno specialista del settore. La usa per simulare esperimenti in vivo con molecole di DNA e frammenti di geni. Inoltre anche la medicina personalizzata, che si basa cioè sul profilo genetico individuale di una persona, che per adesso è agli albori, nel giro del prossimo decennio grazie al’Internet dinventerà probabilmente una pratica diffusissima. L’uso dell’Internet ci aiuterà anche a fare registrare progressi significativi sul versante dell’interazione tra i network neuronali e il sistema nervoso umano. Netowrk che ci permetternno di incrementare il gradiente di integrazione tra l’umanita’ e le macchine, un po’ come cerca di prefigurare tanta fantascienza televisiva alla Star Trek. Ma questi sviluppi si avvereranno solo molto piu’ in la nel tempo. Nell’immediato è più probabile che finiremo col costruire computer che saranno in grado di interagire e percepire l’ambiente in una maniera più simile alla nostra.
Questo però presuppone che l’Internet si diffondera’ universalmente, situazione ben diversa da quella attuale, dove collegarsi da una località di campagna è ancora un’impresa.
Nel prossimo decennio il 70 per cento dell’umanità avrà accesso all’internet. Da postazioni fisse e da postazioni mobili. Via cavo, wireless e pure via radio. Apparecchiature e applicazioni nuove e imprevedibili emergeranno proprio per soddisfare questo bisogno di connettività totale. Anche la velocità con la quale trasmetteremo i dati migliorerà, passando dai megabyte attuali ai gigabyte per secondo del futuro. Inoltre grazie alle tecnologie RFID e all’internet gli oggetti saranno sempre consapevoli del luogo dove si troveranno, sia in termini geografici che logici. E sapranno anche dirci se possono collegarsi via Internet ad altre apparecchiature nel circondario.. Se ci sono schermi ad alta definizione, forni a microonde, computer, frigoriferi, cucine e anche automobili abilitate al collegamento in rete. A richiesta questi oggetti saranno anche in grado di farci un sunto della nostra giornata. Di dirci dove siamo stati, che cosa abbiamo fatto, chi abbiamo incontrato, dove abbiamo lasciato le chiavi, il portafoglio e dove eravamo l’ultima volta che l’abbiamo visto.
L’Internet è diventato anche un strumento per l’intrattenimento, che sviluppi vede su quel versante?
E’ vero è diventata uno strumento importante per la diffusione del materiale video. Per ogni minuto che passa gli utenti YouTube fanno l’upload di 13 ore di materiale video, una quantità enorme di immagini. Questo prova che nel futuro una buona parte de materiale video in circolazione sara’ prodotto dagli utenti. Cosi’ la scelta del contenuto che vale la pena di trasmettere e della pubblicità che vale la pena di mostrare passerà dalle mani dei programmatori a quelle dei consumatori, che potranno per esempio esaminare piu da vicino in qualsiasi momento i prodotti (o gli oggetti), che gli interessano in un filmato giusto cliccando sulla loro immagine. L’Hyperlinking dinamico diventerà pure lui diffusissimo aiutandoci a scoprire a quali precedenti si sono ispirati i creatori di un video o di un filmato, collegando per esempio la scena della corsa di bighe di Ben Hur a quella dei carrocci supersonici Star Wars. Anche le videoconferenze tradizionali potranno essere potenziate, casomai attraverso il controllo remoto di robot che gestiscono la conduzione della trasmissione, operando le telcamere, i microfoni e interagendo con l’ambiente remoto col quale sta comunicando l’utente.
Gli sviluppi averranno solo sul piano dell’utenza individuale o anche su quello comunitario?
L’Internet si integrerà maggiormente con molti aspetti della nostra vita collettiva quotidiana. Per esempio la rete elettrica diverrà parte del suo universo informativo. Saremo in grado di dire in tempi reali quali sono i nodi che consumano di più, di distribuire il carico a seconda del consumo e in questa maniera di rendere la rete più efficiente e di prevenire o i black-out. Sul piano comunitario vedo nascere dei network di servizio che gestiranno le faccende casalinge dei loro clienti. Questi iscriveranno, per esempio, la loro lavatrice in un servizio di lavaggio remoto che la attiverà ad un’ora prestabilita dopo che il consumatore avrà scelto il ciclo. Anche la ricerca scientifica cambierà. Grazie all’Internet i ricercatori creeranno archivi internazionali ai quali bloggheranno i risultati dei loro esperimenti. Ad un certo punto poi lo faranno gli stessi strumenti da soli.
Ma questo richiederà una grande flessibilità, crede che l’Internet sia veramente in grado di soddisfare queste domande?
L’internet è stata concepita proprio per la massima flessibilità. Con Kahn cercammo di inventare una piataforma che potesse essere usata con la massima facilità a prescindere dal veivolo che si sceglieva per accedervi: cavo; satellitare; wi-fi; radio e pure i metodi che non riuscivamo ad immaginare dovevano funzionare tutti indifferentemente. L’internet è sopratutto un software e oggi siamo ad un punto in cui se possimo immaginare una cosa siamo anche in grado di programmarla. L’Internet del futuro sarà impregnata di software, informazioni e dati e sarà popolata dalle applicazioni e dalle apparecchiature più disparate. Una grande oportunità di crescita ce la offrirà anche la digitalizzazione dello spettro televisivo.
Perché?
Almeno negli Stati Uniti, le autorità hanno concesso l’accesso libero alle frequenze nascoste tra quelle sulle quali trasmettono i vari canali digitali. Questa apertura servirà certamente a stimolare, come è successo col wi-fi, wi-max e l’802-11, nuove applicazioni, nuove aziende e nuovi modelli commerciali. L’apertura di questo spettro potrà a mio parere accelerare la riceca sui sensori e il loro uso in rete. Sensori in grado di rilevare le sostanze tossiche, le scorie chimiche e possibilmente anche gli agenti biologici. E questa capacità verrà articolata a livello di portatile così che il telefonino si trasformerà in un lettore delle condizioni abientali e in uno strumento indispensabile per salvaguardare il benessere del suo utente.
Un universo di connettività totale quindi, ma non se ne parlava già da tempo?
Si se ne parlava da tempo ma il processo era stato rallenato dalla mancanza di protocolli universali, ma man mano che vengono scritti, il futuro diventa sempre più possibile. Così case, uffici, aziende e anche automobili arrivano tutte sull’Internet e piattaforme come Android diventano lo strumento per coordinarle e la chiave di volta della nostra esperienza quotidiana. Il cellulare inoltre adesso può diventare anche un guardiano dei nostri beni. Ci può dire per esempio dove sono le chiavi di casa, la nostra valigetta, il portafoglio e tutte le altre cose che ci possono interessare, avertendoci per esempio anche quando rischiamo d’averlo perso o di avelo lasciato in un posto che è al di fuori del raggio d’azione del sensore. E questa possibilità, proiettandola molto in la nel tempo, potrebbe essere estesa anche allo spazio interplanetario.
In che senso?
Di recente con la NASA siamo riusciti a condurre un esperimento che coinvolgeva la trasmissione di un protocollo interplanetario usando la sonda Epoxi in orbita intorno al sole. Adesso faremo un’altra serie di prove e poi caricheremo il codice sui computer della stazione spaziale. Per esentsione nel futuro un utente che usasse gli stessi sensori potrebbe in teoria ottenere informazioni anche sulle condizioni di un viaggio interplanetario.
Sviluppo interessante ma chi la userà questa rete interplanetaria, per il momento riusciamo a stento ad arrivare all’orbita della Terra, figuriamoci i viaggi interplanetari.
L’esplorazione spaziale per anni a venire, salvo nel caso in cui i cinesi o gli europei dovessero arrivare nell’orbita lunare o anche sulla sua superficie, sarà affidata ai robot. Il collegamento Internet ci permetterà di comunicare con loro in maniera più puntuale. Supponga che sulla superficie di un pianeta o di un asteroide ci mettiamo una serie di robot, dai robot minatori ai robot ricercatori. Questi non solo dovranno comunicare col controlo di Terra ma dovranno anche coordinarsi, ed è qui che l’internet interplanetaria può risultare estremamente utile. Inoltre un’Internet orbitante, piazzando dei ripetitori in orbita, potrebbe veramente offrirci la possibilità di accedere al web da qualsiasi punto della superficie terrestre. E se questo non bastase l’Internet ci permetterebbe di spostare il centro di controllo nello spazio cosi’ facendo di ridurre drasticamente il lasso di tempo che corre tra la partenza di un commando e la sua ricezione da parte delle sonde. Proprio adesso stiamo discutendo di realizzare una missione multipla che coinvolge l’uso di tre satelliti in orbita rispettivamente intorno a Marte, Venere e alla Terra. Usando l’internet saremo in grado di farli comunicare tra loro e con la stazione spaziale.
Per un lungo periodo s’era parlato di utilizzare l’internet per operare remotamente, poi le applicazioni commerciali hanno preso il sopravvento e non se n’è parlato più, che sviluppi vede su questo fronte?
Forme di telepresenza esistono già: con i videogiochi, gli universi artificiali come Second Life e alcuni aspetti della telemedicina, ma il divario temporale che corre tra l’emissione del messaggio e la sua ricezione è ancora troppo grande e a certe distanze è fisicamente insuperabile . Poi il livello di inaffidabilità del medium Internet non è scomparso del tutto. A volte i pacchetti si perdono. Se lo imagina cosa succederebbe se nel bel mezzo di un intervento chirurgico a distanza perdesse una parte delle istruzioni che il chirugo ha impartito ai robot ? Ma sul piano della telepresenza i progressi sono stati enormi. Già adesso ci permette di sentire, parlare, muoverci e toccare oggetti. In un futuro non molto lontano l’Internet ci potrebbe dare anche la possibilità di odorare e di assaporare.









